Una stalla che potrebbe essere un tempio dove si raccolgono le forze per far crescere l’erba, le margherite e i bambini...

Racconto di Mauro Sandrini

L'Home Concert La Stalla di Nando è un progetto nato oltre 10 anni fa a Massalombarda nella casa di campagna di Tiziana e Ferdinando e sue sono le parole : “Sarebbe bello realizzare tanti luoghi così e metterli in rete…”
Ferdinando Cerbone visionario idealista desiderava che le persone mettessero in rete le loro case aprendole alle relazione, usando come nutrimento la musica e la condivisione oltre al cibo semplice.
Questo racconto riemerso dopo alcuni anni è dedicato a chi questa atmosfera l'ha conosciuta e a quanti amano conoscere il dietro le quinte dei luoghi. 


Il Sabato dell’Home Concert…

Il sabato dell’Home Concert di solito comincia il venerdì quando Roberto, il capobanda, mi telefona per mettersi d’accordo su quando andare a fare le pulizie nella Stalla di Nando che ospiterà la serata del giorno dopo. La Stalla non è una stalla vera e propria, ormai non ospita più le mucche e gli altri animali da anni. Ora è un luogo ristrutturato con sobrietà e sapienza la cui armonia scaturisce dall’incontro fra i listelli di legno del pavimento, le volte del soffitto e i colori tenui sulle colonne e le pareti.

Il sabato pomeriggio è giornata di pulizie per la Stalla. Qualche volta si aggiunge qualche altro, ma di solito siamo io e Roberto ad occuparci del riassetto. Noi due che ci mettiamo la nostra buona volontà per dare una mano e non lasciare tutto il peso sulle spalle della Tiziana che ha già il suo da fare per accogliere tutta la gente che arriverà. In realtà facciamo poco, lo so. Perché anche se pulisci la stalla poi la sera la gente s’intrufola in ogni angolo: di fronte al fuoco, in cucina, nel bagno. E lascia residui. Le bestie umane sono difficili da badare quanto le altre. Forse di più. La cura dei luoghi e degli umani è tutta della Tiziana, e la casa è grande. Che è il suo bello e il suo difficile.

Le energie della Stalla di Nando

Comunque sia entrare nella Stalla rimasta chiusa dall’ultimo concerto è già un’esperienza: un affacciarsi alla biodiversità delle storie umane. Storie che sono state lasciate da sé per un po’ di tempo, ma non hanno smesso di lievitare. I tappeti arrotolati, le sedie ammucchiate, un tavolo di legno da giardino, le piante, le tantissime bellissime (e pesantissime) piante della Tiziana… e poi l’oggetto misterioso. La grotta di Nando, la macchina orgonica, quella che quando arriva qualcuno e mi chiede «Cos’è quella?» io non so mica rispondere. Mi avventuro sugli specchi e cerco di glissare la domanda. Come faccio a dirgli che “quella cosa lì” è una delle eredità, forse la più grande, che ci ha lasciato Nando prima di partire… Prima o poi riuscirò a rispondere anche a questa domanda. Per ora mi tocca spostarla tutte le volte dal centro della stanza e metterla in un angolo per lasciar posto alle sedie. Nel farlo so già che mi arrabbierò con chi ci si siederà sopra perché i posti a seder finiscono presto all’Home Concert…

Ramazzando di quà e di là, spostando sedie e tavoli, la confusione vitale lascia il posto a un ordine semplice quando verso le sei del pomeriggio arrivano i musicisti per far le prove. E anche loro, se è la prima volta che entrano, restano stupiti dall’energia di questo luogo. Una stalla che potrebbe essere un tempio, ma non di quelli dove si nasconde il potere, di quegli altri, invece, dove si raccolgono le forze della vita per far crescere l’erba, le margherite e i bambini…

Il sabato dell’Home Concert non sono solo le pulizie: ci sono la Tiziana e la Maria che a casa preparano il mangiare per i musicisti e per chi viene. Qualche volta abbiamo discusso con loro perché fanno sempre troppa “roba”. E alla fine tra chi viene c’è sempre chi s’ingozza e esagera anche. Ma dire alla Maria e alla Tiziana di preparare meno cose per chi verrà non conta. Loro la roba (buona) continuano a farla… Ma non sono solo loro a portar qualcosa. Ci sono anche gli altri che vengono da Ravenna, da Forlì, da Bologna, da Empoli, qualche volta anche da Napoli. Molti portano qualcosa di sé: una ciambella, dei biscotti, un salame…

la casa dell'home concert

Tutta la casa si sta facendo bella. Le energie della Stalla, rimaste sopite sotto i tappeti per qualche settimana, si preparano per la sera e man mano che le ore passano e il concerto si avvicina si agitano sempre un po’ di più. Irrequiete come un gruppo di amiche adolescenti che passano il sabato pomeriggio in bagno a prepararsi, farsi belle e a scegliere l’abito per la sera; insofferenti come le bollicine di vapore che fanno saltare il coperchio in un tegame dimenticato sul fuoco. Sono le energie di una comunità che prepara il proprio evento collettivo. Un evento che ha i suoi rituali di cui la preparazione della casa e del cibo sono solo alcuni. Oltre a questi ci sono gli inviti per telefono e per email, le torte e i dolcetti di Patrizio (che raramente si riescono ad appoggiare sul tavolo: la golosità di troppe mani si protende verso di loro quando appaiono all’orizzonte per lasciarli posare sul tavolo), gli sguardi di riconoscimento.

Ecco forse l’identità dell’Home Concert scaturisce proprio da qui: dal reciproco riconoscimento. Chi viene e chi accoglie si confonde e si regala un’opportunità per veder riconosciuto il proprio valore. Compresi quelli che non se ne accorgono e però di questo si nutrono. Non è che tutti quelli che partecipano siano animati dalla generosità. No no. Ce n’è parecchi che arrivano solo per nutrirsi di qualcosa di buono che non sanno neanche esistere. E che per un istante però li aiuta. Sono quelli che s’ingozzano senza alzare lo sguardo dal cibo, come fossero all’aperitivo del bar del centro, oppure quelli che non pagano il riconoscimento del lavoro ai musicisti e, così facendo, si negano l’impossibilità di riconoscere il proprio valore nella relazione con loro. Il riconoscimento del valore. Questo è il nucleo dell’Home Concert. Un valore che è il tempo che si passa insieme non in maniera distratta, ma intensa. Un antidoto agli zapping delle nostre vite rinchiuse fra le gabbie dei doveri le scatole degli schermi lcd…

La cena dei musicisti

Nel sabato dell’Home Concert una parte centrale ce l’ha la cena dei musicisti: davvero i principi della serata. Sono gli unici che hanno diritto a cenare come Dio comanda: seduti a tavola in cucina, di fronte al fuoco e con una cena preparata ad hoc dalla Tiziana. Spesso il piatto forte sono maccheroni napoletani (di quelli grandi) con le costine. Un piatto delizioso che riverbera i sapori delle ricette che Nando faceva per i suoi ospiti…

Il bello della cena dei musicisti è che mentre loro cenano “open air” l’evento è già iniziato. Le persone stanno già arrivando in anticipo per trovare il posto a sedere (mica facile) e per smagnazzare nell’anticamera alla stalla ove ci sono i tavoli preparati con cibi e bevande per loro. Mentre arrivano, però, un dopo l’altro snocciolati dentro casa, buttano l’occhio in cucina e come antipasto del concerto, attraverso la porta mezza aperta della cucina sbirciano lo spettacolo del gruppo musicale che suonerà tra poco e che per il momento se la gode a tavola.

Sembra una condizione di elitè quella dei musicisti, ma non lo è. Non ci sarebbe la possibilità di cenare per tutti e, anche se ci fosse, si tradurrebbe in una gran “mangiata” a cui noi romagnoli siamo troppo avvezzi. In questo caso invece tutte le azioni dei vari protagonisti sono volti a preparare l’evento della serata: il concerto che ci sarà tra poco.

La musica dell’orto

Mentre i musicisti finiscono di cenare, l’anticamera della Stalla pian piano si riempie. Le persone a crocchi si avvicinano ai tavoli e chiacchierando sbocconcellano questo o quello tra le cose preparate sul tavolo. Ma non fanno solo questo. L’Home Concert è anche il luogo ove fare la spesa! Tra gli amici della casa, infatti, c’è anche Giorgio, un fustacchione ben piantato dai capelli ricci e dal sorriso simpatico che da più di vent’anni fa l’agricoltore biodinamico, un modo di far crescere le verdure che è la versione spirituale dell’agricoltura biologica. Le sue verdure sembrano venire da un pianeta diverso da quelle che troviamo nei supermercati… E la sera dell’Home Concert lui con il suo banchetto offre agli intervenuti la possibilità di fare una spesa genuina a prezzi sindacali.

A poco a poco, tra una fetta di ciambella e una sporta di zucchine, l’anticamera della Stalla si riempie. È il segnale che sta per arrivare il tempo per i musicisti per fare quello per cui sono qui: suonare. Il tempo dell’inizio viene annunciato e quando tutti sono seduti (quelli che ci stanno almeno) i musicisti arrivano in fila indiana passando uno dopo l’altro attraverso la porta stretta che dall’anticamera porta alla Stalla.

E con i primi applausi di benvenuto il sabato del villaggio è già iniziato.